Accipe thiaram tribus coronis ornatam…

di Gianluca Barile

“Accipe thiaram tribus coronis ornatam, et scias te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in terra Vicarium Salvatoris Nostri Jesu Christi, cui est honor et gloria in sæcula sæculorum”. (“Ricevi la tiara ornata di tre corone, e sappi che tu sei il Padre dei Principi e dei Re, il Rettore del Mondo e il Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra, a cui solo è dovuto onore e gloria nei secoli dei secoli”). Era questa la formula che precedeva l’incoronazione del Papa con la Tiara (conosciuta anche come Triregno) fino al 1963. L’ultimo Pontefice ad indossare questo glorioso copricapo extraliturgico, infatti, fu Paolo VI, che poi ebbe l’idea di metterlo in vendita (fu acquistato dal Cardinale Francis Joseph Spellman, Arcivescovo di New York) per finanziare alcune missioni in Africa, facendolo così cadere praticamente in disuso. In molti si sono quindi strofinati gli occhi di piacevole meraviglia, provando una gioia infinita, quando, al termine dell’Udienza Generale di Mercoledì 25 Maggio 2011, Benedetto XVI ha ricevuto in dono, da un gruppo misto di cattolici e ortodossi fieramente legati alla Tradizione, una Tiara magari non eccellente sotto il profilo della fattura, ma dall’alto – altissimo – valore simbolico. Non siamo, e non possiamo essere, gli interpreti del pensiero del Santo Padre, ma ci piace immaginare che la sua decisione di accettare tale significativo omaggio, rientri nell’ermeneutica della continuità da egli praticata ed auspicata, rispetto al Concilio Vaticano II, sin dalla sua elevazione alla Cattedra di Pietro.

 

Non solo con il Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’, ma anche con l’esempio silenzioso eppure chiarissimo delle Liturgie papali, curate in maniera davvero celestiale ed impeccabile da Monsignor Guido Marini, abbiamo avuto modo di constatare come Benedetto XVI tenga in modo particolare a non far uscire la Chiesa dall’alveo della sua gloriosa e luminosa Tradizione Liturgica e Dottrinale. Le stravaganze al limite del folklore cui abbiamo assistito attoniti nel corso del precedente pontificato (certamente non per colpa di Giovanni Paolo II ma di chi era preposto alla cura delle Cerimonie Liturgiche), con l’attuale Papa sono state sostituite da un’impostazione più accurata delle funzioni, dall’uso di paramenti sacri più vicini alla tradizione romana, dall’abbandono della discutibile pratica di comunicare i fedeli nel palmo della mano, dal ripristino di amministrare la Comunione in ginocchio e sulla lingua. Negli ultimi mesi, inoltre, non è solo il Santo Padre che comunica in questo modo, ma vi si attengono tutti i sacerdoti che distribuiscono la Comunione ai fedeli nel corso delle Messe papali. Le celebrazioni nella Cappella Sistina, poi, si svolgono addirittura all’antico altare, senza ricorrere ad una mensa posticcia che, pur vietata dalle norme liturgiche, era stata adottata persino nel cuore della Cristianità. Assieme a tutto questo, la valorizzazione del latino e del canto gregoriano ha fatto riscoprire una dimensione del sacro che un cinquantennio di abusi e di innovazioni aveva fatto dimenticare ai più.

Ma torniamo alla Tiara. Prima di Benedetto, anche Giovanni Paolo II aveva ricevuto nel 1981, da una delegazione di fedeli ungheresi, un Triregno, ma non l’ebbe mai a utilizzare, così come aveva deciso già dalla sua elezione. Sia chiaro: l’uso della Tiara non era stato abolito da Papa Montini, tanto che la Costituzione Apostolica Romano Pontifici Eligendo emanata dallo stesso Paolo VI nel 1975 prevedeva ancora il ricorso all’incoronazione durante le cerimonie per l’elezione del successore di Pietro, recitando che “il Pontefice sarà incoronato dal Cardinale Protodiacono e, entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto”. Fu Giovanni Paolo I, nel 1978, a rifiutarsi di ricevere l’incoronazione, sostituendola con una più sobria Messa di solenne inizio del Ministero Petrino, pur non sopprimendo mai ufficialmente l’impiego della Tiara, che semplicemente non divenne più obbligatoria. Dopo la morte improvvisa di Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, nella sua omelia d’insediamento, entrò nei dettagli e affermò: “L’ultimo incoronato è stato Papa Paolo VI nel 1963, il quale, però, dopo il solenne rito di incoronazione, non ha mai più usato il Triregno lasciando ai suoi Successori la libertà di decidere al riguardo.

 

Paolo VI si fa intronizzare con la Tiara che poi abbandonerà

Il Papa Giovanni Paolo I, il cui ricordo è così vivo nei nostri cuori, non ha voluto il Triregno e oggi non lo vuole il suo Successore. Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che, forse ingiustamente, è stato considerato come simbolo del potere temporale dei Papi. Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergere in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo”. Tuttavia, neanche Giovanni Paolo II, come i suoi due ultimi predecessori, abolì la Tiara. Da Benedetto XII a Paolo VI, il principale utilizzo della Tiara papale circondata da tre corone, era connesso alla cerimonia di incoronazione, che si teneva nella Basilica di San Pietro dopo il Conclave e prima dell’intronizzazione nella Basilica di San Giovanni in Laterano. L’apice della cerimonia era contrassegnato dall’imposizione del Triregno sul capo del nuovo Pontefice mentre uno stoppino veniva bruciato davanti ai suoi occhi recitando la formula “sic transit gloria mundi” (“così passa la gloria terrena”). E’ vero, si tratta ormai di storia. Ma senza passato, non può esserci futuro. Il Papa lo sa bene, benissimo, ed è per questo che si sta spendendo senza lesinare energie perché la Tradizione della Chiesa non divenga solo un mero ricordo ma torni ad essere, come merita, un elemento sempre più attuale e vitale per il cattolicesimo.