Storia di un mistero lungo trent’anni

di Gianluca Barile

Apparizioni celesti o locuzioni interiori? Realtà o fantasia? Un dono di Dio o un inganno di Satana? Un provvidenziale arricchimento spirituale per l’umanità o una vergognosa speculazione economica? Un miracolificio o un clamoroso caso di suggestione collettiva? Sono trascorsi ben trent’anni da quel 24 Giugno del 1981 in cui Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković e Jakov Čolo affermano di aver visto per la prima volta la ‘Gospa’, cioè la Vergine, a Medjugorje. Tanti sono gli interrogativi intorno a questo fenomeno, che dura ancora oggi e divide fedeli e clero, anche nelle alte sfere vaticane, tra favorevoli e contrari. Chi di sicuro non crede ai sei presunti veggenti, è l’attuale Vescovo di Mostar, la Diocesi sotto cui ricade la giurisdizione ecclesiastica del piccolo paese della Bosnia-Erzegovina oggetto dell’attenzione del Vaticano e della presenza costante di milioni di fedeli, Monsignor Ratko Perić, che sintonizzato sulla stessa linea d’onda del suo defunto predecessore,  non ha mai esitato a definire tali apparizioni, ‘la più grande truffa nella storia della Chiesa’. Come è noto, Benedetto XVI ha istituito una Commissione, affidandone la guida al Cardinale Camillo Ruini, incaricata di fare luce sull’intera vicenda, che vede al centro anche dieci segreti sul futuro della Chiesa e del mondo che sarebbero stati consegnati su pergamena dalla Madonna in persona ai presunti veggenti.

I veggenti negli anni ’80

La Commissione, che si è insediata nel mese di marzo del 2010 ed è da allora alacremente al lavoro, è stata già informata dal Vescovo di Mostar della disobbedienza alle autorità ecclesiastiche locali da parte dei sei protagonisti di questa storia. A gettare ombre sulle apparizioni, pure l’inconsistenza teologica dei messaggi, la loro contraddittorietà e la smisurata durata del fenomeno. A tal proposito, prima di essere eletto Papa, il Cardinale Joseph Ratzinger, dialogando con Monsignor Ratko Perić, non mancò di esternare il proprio stupore sul notevole arco di tempo in cui sarebbe apparsa la Madonna a Medjugorje. Tornando alla ‘Commissione Ruini’, essa è composta, oltre che dall’ex Presidente della CEI, anche dai Cardinali Juliàn Herranz, Jozef Tomko, Vinko Puljic, Josip Bozanić e Angelo Amato; Monsignor Tony Anatrella, Psicoanalista e specialista in Psichiatria sociale; Monsignor Pierangelo Sequeri, Docente di Teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale; Padre David Maria Jaeger, Consultore del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi; Padre Józef Kijas Zdzislaw, Relatore della Congregazione per le Cause dei Santi; Padre Salvatore Maria Perrella, Docente di Mariologia presso la Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”; il Reverendo Achim Schütz, Docente di Antropologia Teologica presso la Pontificia Università Lateranense (in qualità di segretario) e Monsignor Krzysztof Nykiel, Officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede (in qualità di segretario aggiunto). Conclusi gli accertamenti ed espresso il proprio parere, la ‘Commissione Ruini’ relazionerà la Congregazione per la Dottrina della Fede, cui spetterà l’ultima parola nella persona del Cardinale William Joseph Levada. La costituzione della Commissione rappresenta un’eccezione nella storia della Chiesa, in considerazione della complessità degli avvenimenti che si verificherebbero a Medjugorje. E’ naturalmente ancora troppo presto per sapere o prevedere cosa sancirà il Vaticano al riguardo, ma in molti, nei ‘Sacri Palazzi’, tra Cardinali e Vescovi di Curia, non escludono che, alla fine, la Santa Sede possa riconoscere questi eventi ‘solo’ come locuzioni interiori dei veggenti e non come vere e proprie apparizioni. I pellegrini potrebbero, in tal modo, continuare a recarsi nella piccola località della Bosnia-Erzegovina per venerare la ‘Gospa’, ben sapendo, però, che in quel luogo non appare la nostra Mamma celeste. Le locuzioni interiori, per la Chiesa cattolica, sono infatti messaggi, della Trinità o della Madonna, che i veggenti ricevono senza avere apparizioni, ma solo ascoltando una voce. Le apparizioni mariane, invece, sono eventi nei quali la Vergine Maria appare in forma sovrannaturale ad una o più persone, pronunciando parole o limitandosi a gesti di benedizione. Spesso tali apparizioni prendono il nome dalla città nella quale hanno avuto luogo o dal nome dato a Maria in occasione dell’apparizione o dall’abbigliamento e dall’acconciatura descritti. Il fenomeno è molto ricorrente nella storia del cristianesimo, sin dal IV secolo, ma si è notevolmente intensificato nel corso del XX secolo. La prima apparizione di cui si ha notizia risale al 352, quando, secondo la leggenda, la Vergine apparve contemporaneamente ad una coppia della nobiltà patrizia e a Papa Liberio chiedendo la costruzione di una Chiesa. Stando alla tradizione, la Chiesa fu effettivamente costruita nel luogo dove un secolo dopo fu eretta la Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Ancora oggi si festeggia la ricorrenza di quell’evento il 5 agosto, festività della Madonna della Neve. La Dottrina della Chiesa cattolica insegna che l’era delle rivelazioni pubbliche è terminata con la morte dell’ultimo Apostolo e dopo che è stato completato il Nuovo Testamento; come ha ricordato l’allora Cardinale Joseph Ratzinger negli anni ’90 proprio a proposito delle apparizioni di Medjugorje, “la rivelazione si è compiuta in Cristo”. La Chiesa cattolica, quindi, considera le apparizioni mariane come un supporto alla vita e alla speranza dei fedeli, ma ne consente la devozione solo dopo un processo di investigazione (anche con supporti tecnico-scientifici) cui solo in ultima istanza verrà espresso (e ciò non è detto che avvenga sempre) parere favorevole, con la dichiarazione che si tratta di fenomeni paranormali. Nel corso della storia, la Chiesa ha sovente mantenuto un atteggiamento scettico nei confronti delle asserite apparizioni, trovandosi molto spesso al cospetto di pseudo veggenti affetti da malattie mentali o autori di truffe ai danni dei fedeli.

Ivan Dragičević

Queste sono le principali apparizioni mariane approvate ufficialmente dalla Chiesa cattolica: Nostra Signora del Sacro Fonte (Caravaggio, Italia, 26 maggio 1492); Nostra Signora di Guadalupe (Messico, 1531); Nostra Signora del Laus (Francia, 1664-1718); Beata Vergine Maria della Medaglia Miracolosa (apparizioni a Santa Caterina Labouré, Parigi, 1830); Nostra Signora del Miracolo (apparizione ad Alphonse Marie Ratisbonne, Roma, 1842); Nostra Signora de La Salette (Francia, 1846); Nostra Signora di Lourdes (Francia, 1858); Nostra Signora di Pontmain (Francia, 1871); Immacolata Concezione (Apparizioni di Gietrzwald, Polonia, 1877); Nostra Signora di Knock (Irlanda, 1879); Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso (Italia, 1888); Nostra Signora di Fatima (Portogallo, 1917); Nostra Signora di Beauraing (Belgio, 1932-1933); Vergine dei Poveri (Banneux, Belgio, 1933); Signora di tutti i popoli (Amsterdam, Olanda, 1945-1959); Nostra Signora di Akita (Giappone, 1973); Maria Vergine e Madre (Finca Betania, Venezuela, 1976); Nostra Signora di Kibeho (Ruanda, 1981); Nostra Signora del Rosario di San Nicolás (Argentina, 1983).

Ivanka Ivanković

E’ bene chiarire che non trattandosi di un dogma, la Chiesa può solo confermare un’apparizione come degna di fiducia, ma non richiede mai ai fedeli di credervi ciecamente. Per il Magistero, è risaputo, si può essere degli ottimi cattolici pur senza accettare nessuno di questi fenomeni. Basti pensare che nel caso in cui un’apparizione mariana sia ritenuta autentica dall’autorità ecclesiastica, che ne approva la devozione, è comunque considerata una rivelazione privata e, dunque, una fonte subalterna alla Parola di Dio. Il 25 febbraio 1978 la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato le “Norme per procedere nel Giudizio delle Apparizioni e Rivelazioni Presunte”, contenente le regole che riportiamo di seguito: Il vescovo diocesano può iniziare un processo di sua propria iniziativa o su richiesta di un fedele per indagare sui fatti concernenti una presunta apparizione; il vescovo può astenersi dall’esaminarla a fondo, se vuole, specialmente se pensa che dall’evento non deriverà molto; la conferenza episcopale nazionale può intervenire se il vescovo diocesano locale vi si rivolge o se l’evento diventa importante a livello nazionale o almeno a livello di più di una Diocesi.

Jakov Colo

Anche la Sede Apostolica, naturalmente, può intervenire, su richiesta del vescovo locale o di un gruppo di fedeli o di sua propria iniziativa. Si procede, così, a valutare le qualità personali di chi sostiene di avere le apparizioni (equilibrio mentale, onestà, vita morale, sincerità, obbedienza all’Autorità della Chiesa, buona volontà nel praticare la fede in modo normale) e il contenuto delle rivelazioni stesse (bisogna cioè verificare che i messaggi non siano in disaccordo con la Fede e la morale della Chiesa e liberi da errori teologici). Le apparizioni saranno invece ‘bocciate’ davanti ad errori dottrinali attribuiti a Dio, alla Santa Vergine Maria o allo Spirito Santo in uno dei loro messaggi; a qualsiasi tentativo di guadagno finanziario in relazione all’evento supposto; ad azioni gravemente immorali commesse dal ‘veggente’ o a disordini psicologici.

Marija Pavlović

Per quanto riguarda Medjugorje, c’è da dire che non mancano conversioni e vocazioni tra i milioni di fedeli che la visitano. Per restare in Italia, una delle conversioni più famose è quella, recentissima, del giornalista Paolo Brosio, che ha ormai consacrato la sua vita a quel luogo. Non mancano, come sempre in questi casi, pure notizie di miracoli (come guarigioni prodigiose o il fenomeno della rotazione del sole, già avvenuta a Fatima), ma nulla è stato documentato o accertato dalle autorità ecclesiastiche. Tra i principali detrattori di Medjugorje, vi è un altro italiano, addirittura un Vescovo, Monsignor Andrea Gemma, che in passato non ha mai esitato nel definire le apparizioni “un inganno del diavolo che appare sotto le sembianze della Vergine per consentire l’arricchimento dei veggenti e l’allontanamento dei cattolici dalla vera Chiesa di Roma”. Al contrario, il decano degli esorcisti, Padre Gabriele Amorth, non ha mai avuto dubbi sul fatto che in quel luogo appaia realmente la Madonna. Lo stesso Giovanni Paolo II, oggi Beato, avrebbe creduto a quanto di prodigioso sarebbe avvenuto nella piccola località della Bosnia-Erzegovina, ma non c’è alcuna conferma ufficiale in tal senso.

Mirijana Dragičević

La Conferenza episcopale dell’ex Jugoslavia, convocata negli anni ’90, ha comunque dichiarato che non è possibile definire le apparizioni come autentiche e soprannaturali, il che non esclude che lo possano essere, ma nemmeno che non lo siano. Ha destato scalpore, intanto, a Capodanno del 2010, la presenza a Medjugorje, insieme ad alcune delle presunte veggenti, del Cardinale Christoph Schonborn, che senza nemmeno avvisare il Vescovo del luogo, si era recato nella località della Bosnia-Erzegovina quasi a voler personalmente e arbitrariamente autenticare le apparizioni. Il porporato austriaco fu immediatamente convocato in Vaticano e subito dopo essere stato paternamente ‘richiamato’ dal Santo Padre per l’incauto pellegrinaggio, scrisse un’accorata lettera di scuse al Vescovo di Mostar. Parole di biasimo verso Schonborn furono indirizzate anche dal Cardinale José Saraiva Martins, grande studioso di apparizioni mariane, che non è stato mai molto convinto della bontà delle presunte apparizioni di Medjugorje, soprattutto nella parte in cui, in alcuni messaggi, la Madonna esorterebbe i veggenti a non obbedire ad una serie di divieti imposti loro dal proprio Vescovo. “Non si è mai sentito dire – evidenziò all’epoca il Cardinale Saraiva Martins – che la Madonna sia antigerarchica”.

Vicka Ivanković

Clamorosa, in conclusione, la riduzione allo stato laicale di uno dei primi padri spirituali dei presunti veggenti per aver abusato sessualmente di una suora, averla assolta egli stesso dalla violazione del sesto comandamento e aver introdotto delle eresie durante le sue omelie. Quello che segue adesso, invece, è un breve scambio di battute con Padre René Laurentin, uno dei massimi esperti della materia, che dopo aver perorato per decenni la causa di Medjugorje, in questa intervista resa allo scrivente nel 2008, ha manifestato enormi ripensamenti.

Padre René Laurentin

Padre Laurentin, Lei è un sostenitore delle apparizioni di Medjugorje. Molti altri illustri mariologi sono invece scettici. A Suo avviso, la Chiesa quando si pronuncerà su queste manifestazioni? Anche perchè in Vaticano non sembrano convintissimi dell’autenticità delle apparizioni di Medjugorje…
Io non sono che un esperto e non ho nessun Magistero. E non mi permetto mai di dare un giudizio sulle apparizioni che studio. Esamino solo i fatti, le ragioni a favore e quelle contro. Le discerno, le spiego il più chiaramente possibile, ma non do’ alcun giudizio. Se lo avessi fatto, ciò avrebbe aumentato ancora di più le mie difficoltà, che sono già grandi, dal momento che mi occupo piuttosto assiduamente di questo fenomeno controverso”.
Padre Laurentin, la Sua, ci consenta, sembra una marcia indietro: Lei ha scritto anche dei libri sostenendo la tesi dell’autenticità delle apparizioni di Medjugorje…
Ribadisco il concetto di prima: non ho mai espresso giudizi sull’autenticità o meno delle apparizioni; i miei studi sono soltanto un piccolo contributo alla Chiesa e ai fedeli…”.